ippDue giornate molto intense a Cagliari al vecchio Auditorium di Piazzetta Dettori con la comunità nazionale che si occupa di Urbanistica l’INU Istitituto Nazionale di Urbanistica appunto (www.inu.it/congressocagliari), collegati anche online in streaming (disponibile on demand qui sotto)

PRIMA GIORNATA             https://www.youtube.com/watch?v=-qu2ndStIXY
SECONDA GIORNATA MATTINA   https://www.youtube.com/watch?v=8XqhEZB-ryg
SECONDA GIORNATA SERA      https://www.youtube.com/watch?v=xgS8u4aSkTs
TERZA GIORNATA             https://www.youtube.com/watch?v=xgS8u4aSkTs
intervento G. Nastasi      https://youtu.be/uPE99A42VnM
intervento G. Massa        https://youtu.be/PSwJxdTd1XE

con cui “rigenerare” spiriti e culture legate al governo del territorio, al paesaggio, al ruolo sempre più cruciale dell’urbanistica, oggi chiave nello sviluppo e nella riconfigurazione delle città, dai centri storici, alle periferie, dagli spazi pubblici all’housing sociale, dal governo della complessità ai metodi partecipativi.

Momenti fecondi di spunti, scanditi dalla ricchissima panoramica delle sezioni regionali che hanno declinato i temi dell’ #adattamento (climatico con le prestazioni ambientali e degli edifici, messa in sicurezza, rischi sismici, idraulici, idrogeologici), delle #geografie (la più gettonata, con criticità e opportunità, delle strategie nazionali e di coordinamento tra le istituzioni pubbliche, pratiche di responsabilità diffuse) e dell’#innovazione (opportunità e nuovi paradigmi per una nuova generazione di città, per la gestione delle informazioni e alla scoperta delle dimensioni immateriali).

ipp

La Presidenza INU

A questi contributi che hanno dato il là al Congresso, è seguito il giorno successivo quello strategico della presidente Silvia Viviani che ha segnato una svolta nella volontà di ripensare l’urbanistica e il ruolo dell’INU, raccogliendo i segnali della storia, dal superamento dei piani asettici per farli divenire piani d’azione e declinando nei fatti il Progetto Paese promosso dall’INU. Un progetto che intende dare maggiore senso agli standard urbanistici ricordando che hanno radici profonde (1960 con Luciano Barca e Carlo Aimonino precursori) ed essere collettore dei diversi aspetti interdisciplinari e di attualità come ad esempio lo stato di degrado, l’inquinamento e le questioni sociali. Un progetto capace di superare le destinazioni d’uso rigide (lo zooning) e dare spazio al concetto di compatibilità, che da disegno di assetto territoriale passi a quello di idoneità, che tenga conto dei servizi plurimi ed ecosistemici e faccia leva della tecnologia oramai capace di incrementare le relazioni tra persone, tra queste e i luoghi e quanto genera e gestisce conoscenza. Tenendo conto anche delle debolezze che sempre più coinvolgeranno tutti (un’allusione ai problemi sociosanitari sempre più emergenti ndr) e dei temi di accessibilità fisiche e soprattutto culturali.

Ed ancora capace di declinare l’abitare sociale, le dotazioni, il rapporto tra pubblico e privato e tra urbanistica ed edilizia, ripensando con saggezza le destinazioni d’uso, le compensazioni e le perequazioni, indirizzando e guidando fiscalità e tecnologie. Un piano capace di sostenere l’argomentare dei temi cruciali, ricordando Astengo e di cui l’urbanistica deve alimentarsi per riprendere l’auterevolezza che gli è dovuta, tenendo conto dei saperi e dei valori come la sostenibilità, la politica, la democrazia, la bellezza, l’equità.

ipp

Fabrizio Barca

A seguire il ricco contributo di Fabrizio Barca economista e sociologo ben noto per essere riferimento per lo sviluppo territoriale  e locale (e non solo per il suo ruolo di ex Ministro). Spunti che nascono da sue elaborazioni a partire dalle riflessioni emerse daii momenti europei di confronto tra i massimi esperti a cavallo tra università, mondo produttivo, scientifico e sociale. Tocca subito il senso del Piano come documento strategico che deve esplicitare gli obiettivi, le priorità ed essere aperto a ulteriori contributi. Il suo intervento si incentra su termini che poi sono aspetti chiave come i “confini”, per il superamento ad esempio dei perimetri amministrativi e lo zooning che oggi sono determinanti verso la logica della rendita. E tocca anche il tema della discrezionalità, ovvero la capacità di gestione delle regole con flessibilità che però necessita di verifica svolto dal movimento sociale (insomma partecipazione, sperimentalismo democratico che possiamo anche declinare con audit sociale). Quindi la discrezionalità ha valore solo se associata ad una coscienza avanzata e verifica e controllo costante, altrimenti significa dare spazio ai poteri forti (rendite fondiarie, rendite di posizione anche dei poteri della conoscenza come quelli professionali).

E così declina l’agenda della città, intesa come agglomerato di residenzialità e lavoro, attraverso lo sviluppo inteso come equilibrio tra crescita e coesione sociale, tenendo conto dei cambiamenti :

  • demografici
  • climatici
  • immigrazione
  • informazione e relative tecnologie
  • preferenze dei consumatori (la personalizzazione dei servizi compresi quelli sanitari, istruzione, turistici…)
  • persone nei luoghi (legame popolazione e territorio)
  • e ora anche il terrorismo (monitoraggio addensamento urbano, controllo persone)

Anche lui segna il necessario superamento dei piani settoriali per evitare un’agenda urbana gestita ahimè da politiche settoriali (salute, trasporti e mobilità, istruzione, servizi sociali ecc.). E quando non c’è un piano integrato si innestano i poteri forti e gli stessi innovatori si trasformano in conservatori.

Riprende l’art. 3 della Costituzione non solo per gli standard minimi e la libertà personale quanto per il ruolo proattivo dello Stato nel rimuovere gli ostacoli.
Questo si può ottenere anche attraverso la metrica dei risultati (es. standard per la salute), dando la giusta importanza al monitoraggio (perfino dando la possibilità che l’organizzazione stessa si dia dei propri parametri di misurazione ma che li espliciti e li verifichi costantemente).
Sui confini riprende la questione perchè vaste aree e subaree sono legate ai piani strategici che definiscono confini (vedi il caso di Roma). Una frecciatina non la risparmia al senso di città metropolitana, dove in Italia l’unica realtà in tal senso è solo Napoli, nè Roma, nè Milano o Torino che non hanno il sistema di relazioni internazionali (un po’ una provocazione ma neanche tanto… ndr).
Quando si parla di piani strategici bisogna anche tener conto del ruolo dato dalle certezze: infatti sono richieste dalle persone e soprattutto da parte degli investitori che operano solo alla luce di un Piano Strategico di Vasta area che deve essere stabile.
Sui punti chiave riprende la questione del Movimento Sociale,  esso è garanzia contro i poteri forti. Esso deve esser caratterizzato dal passaggio da soli “rappresentanti” sterili e delle categorie e corpi intermedi a soggetti effettivamente rilevanti (basati sulla cittadinanza attiva, sempre più democrazia partecipativa) caratterizzati dal fatto di essere informati, accesi ma al tempo stesso aperti agli antagonisti.
Sul ruolo dello Stato e delle funzioni centrali ha segnalato il senso del Proattivismo nazionale (paternalismo, forse ora maternalismo?) inteso non in senso di sostituzione della località ma di capacità di coordinamento (di interconnettere i vari territori) di esser capace di cambiare i principi, essere allerta territoriale con potere formale e capacità di riconoscere e verificare i poteri locali e quando necessario perfino di “destabilizzare” i territori quando non ci sono i poteri partecipativi (insomma sradicare le situazioni di assenza di democrazia).
Sulla cittadinanza attiva chiude il suo discorso, ricordando quanto in corso a Roma, realtà martoriata dalle diverse vicende note a tutti, dove la cittadinanza attiva, attarverso 60 organizzazioni sociali (da quelle sportive a quelle legate alle pratiche urbanistiche, da chi ha focus sull’ambiente a chi ha sensibilità sociali o culturali ecc.) si sta iniziando a riprogettare la città, e già sono state elaborate 19 schede di riferimento. Come per dire “se non parte nulla con la nuova amministrazione ecco il programma che parte dal basso”.
(nota: La ricchezza dei messaggi e la necessaria sintesi hanno l’intrinseco il rischio di poter travisare qualche considerazione).

Comune di Cagliari

ipp

Ulteriori contributi sono stati dati, in particolare dal sindaco di Cagliari Massimo Zedda che è partito sul sistema delle regole che si dimostra necessario per non ripetere la deriva data dalle sole leggi di” mercato”. Emerge la necessità di leggi non monolitiche e ha segnalato quanto in corso in città a partire dal PPCS (Piano Particolareggiato del Centro Storico di Cagliari) appena approvato e che coinvolge uno dei centri storici più grossi d’Europa (quartieri di Castello, Villanova, Stampace e Marina, ma anche la municipalità di Pirri) nel quale si è tenuto conto della frazionabilità di grandi appartamenti, degli incentivi alla riqualificazione, del recupero dei piani terra, i soppalchi, il risanamento (tenendo conto dell’uso dell’arenaria e tufo) . (E’ in corso un Laboratorio interessante su un progetto di riqualificazione in collaborazione con Università e Rete delle Professioni Tecniche e l’Ordine degli Ingegneri). E appunto anche la riqualificazione urbana che coinvolge le caserme e che potrà essere chiave per le Olimpiadi del 2024 dove Cagliari è estensione di Roma (se vince) per la parte sport d’acqua. Sulla mobilità segnala lo sforzo con il CTM per il biglietto unico che riguarda anche il bike e il car sharing e la riduzione degli incidenti (da 96 a 48 mio€ nel quinquennio 2011-2016), la relazione con i fornitori (pagamenti a 33 gg) e sul versante interno con i dirigenti sovracarichi su diversi fronti.

Città metropolitana

La scommessa principale è però la nascita della città metropolitana frutto della nuova legge di riordino degli EE. LL. dove gli amministratori delle municipalità si devono spogliare della propria giacchetta e affrontare le questioni chiave dello sviluppo dell’intera area.

La città metropolitana di Cagliari è composta  da sole 17 municipalità a differenza di quelle derivanti dalla legge nazionale Delrio dove la città coincide con la vecchia provincia (la Regione Sardegna essendo autonoma ha potuto leggiferare diversamente. Torino ha ad esempio ha 365 Comuni e altri enti collegati). E certamente la dimensione della densità e degli accorpamenti non può essere l’unica chiave, nè tantomeno la spartizione territoriale di punti di potere creando le incongruenze come quella suggerita  dalla competizione interna che immagina l’Autorità portuale a Olbia e la Sanità a Sassari per distribuire presìdi di potere tout court (ricorda la Lega che voleva un Ministero a Milano). La chiusura la dedica ai temi tipici del sud Italia che ci riguardano alcuni in prima fila: dalla criminalità e corruzione dove la discrezionalità che come abbiamo detto è necessaria obbliga però una maturità collettiva e una cultura innestata già dai giovani, alla dispersione scolastica  vero flagello sardo con il 25% già nelle scuole di primo livello.

Alcune ulteriori riflessioni sono da segnalare, come quelle emerse in fase conclusiva dalla stessa Silvia Viviani che segnala che c’è bisogno di uno sforzo peer ridurre lo spreco non solo tagliando, dandosi un’agenda,  con obiettivi, priorità e progetti.

L’innovazione

ippTanti i contributi che vi consigliamo di vedere nel sito dedicato. Vi segnaliamo quello dell’innovazione con il ruolo dirompente delle tecnologie digitali che attraverso la connettività oramai diffusa via smartphone interagisce e modifica lo stesso territorio, attraverso la sua contabilizzazione invisibile di quanto succede e quanto soggetto a transazioni (es.:i pagamenti), la gestione delle presenze, dei percorsi e del traffico ecc. Non solo banche dati (e quanto comporta es. Opendata o applicazioni come i civic media per la gestione della partecipazione e i contributi dal basso nella gestione del territorio vedi democraziadeliberativa.com ndr ) ma anche un modo diverso di progettare il commercio, i servizi, la mobilità, il welfare di prossimità. Molti attori sono interessati a collaborare, a partire dalle banche, le multiutilities, le società postali che fanno pianificazione sul territorio. E la Pubblica amministrazione può utilizzare questo per cambiare logica relazionale coi cittadini, anzichè sanzionando solamente, premiando i comportamenti virtuosi per coloro che si muovono in mobilità sostenibile, per chi differenzia meglio, per chi dedica tempo alla collettività ecc. E’ l’avvento della sharing economy che permette una rivoluzione e che abbinata ad una carta dei comportamenti virtuosi favorisce benefici collettivi e ricadute sui singoli inimmaginabili. Una stima (confermata da ulteriori analisi a livello europeo) attraverso “quartieri sharing”, segnala un beneficio per le famiglie di 7.000 €/anno.   

Celebrazioni e Contributi

ipp

Premiazione

Non sono mancati anche i momenti di celebrazione come il premio dato “al Giro d’Italia” e la presentazione dei contributi dati al tema “Il paese che vorrei” ricchissima panoramica di idee che spaziavano da  La partecipazione di Urban Center (Bitonto in particolare) ai portali interattivi (Città nuda), BeautItaly, La Scienza al Mercato, Microgenerazione a Palermo, Rischio Difesa, Comunità crwofounding, l’autocostruzione, la difesa del suolo (Arno), Sapori e saperi, Biennale Spazio Pubblico 2017, Borghi e spazi Pubblici, Washing Bar (dove la gente genera comunity lavando insieme i propri panni) ecc. Uno sulla cultura del volo. Un altro su un centro per malati di Alzheimer (su questo su questo sito presto presenteremo un’iniziativa simile ndr ). Smart cities, aree interne (Ragona) e su visioni urbane. A livello internazionale ci sono stati contributi da Berlino e dalla Grecia sulla città effimera. Una città user oriented con indici di vivibilità. E per finire dulcis in fundo, un’idea basata su “cioccolatino” fornito di piante, sezioni e prospetti.

Molti i contributi dalla Sardegna come il Piano di recupero a Oristano, PUC di Stintino, quello dell’Istituto Tecnico Scano di Cagliari sulla Rigenerazione urbana.

Il progetto di Flumini di Quartu a noi caro, città nella città sulla “generazione” (più che rigenerazione) del quartiere periferico della nuova città metropolitana, dichiarato non è presente (per ora).  Presentazione progetto –> Città nella periferia FLUMINI (CA)

C.C.P.

(news in fase di aggiornamento)

Annunci