Hisilicon K3Una riflessione – provocazione che nasce dalla trasformazione degli  incroci in rotonde e che trova analogie sul piano della politica.
(PDF La rotonda come metafora v8a).

Nuova rotonda di Viale Poetto di giorno

Dai processi decisionali tecnocrati alla distribuzione delle responsabilità

di Carlo Crespellani Porcella

Hisilicon K3

Che dire della rotatoria?

E’ sotto l’occhio di noi tutti, le sempre più frequenti rotonde e il diverso scorrere del traffico più continuo e senza fermi al semaforo con i tipici stop & go a singhiozzo.


L’avvento delle rotonde ha così portato una serie di benefici per gli utenti e per le amministrazioni, anche se la loro introduzione massiccia appare essere frutto di un’azione frequente e ripetitiva delle amministrazioni pubbliche secondo logiche non sempre chiare. La loro proliferazione si è manifestata certamente sulla scia dei benefici e del costo meno oneroso rispetto ad altre opere, favorendo di riflesso anche un incremento dell’immagine delle amministrazioni.
L’opportunità d’introdurre nuove rotonde va però analizzata con attenzione per poter cogliere i potenziali benefici ma evitando il loro abuso e soprattutto la loro messa in opera nei luoghi sbagliati, con una progettazione o esecuzione errata o in sostituzione di altre tecniche più idonee.
La loro diffusione ha portato benefici subito evidenti: incidenti ridotti di oltre il 50% , tempi di attesa ridotti del 70% per l’eliminazione dei tempi morti semaforici, minor inquinamento acustico e ambientale.

Disegno Urbano

Una questione che caratterizza questa scelta è il “disegno” urbano, che comporta l’eliminazione dell’incrocio e il coinvolgimento di un “più ampio spazio”, possibile in alcune aree libere ma certo molto meno in centro città. Se l’incrocio “semaforico” non ha infatti necessità di “allargarsi” rimanendo compatto e funzionale anche per i pedoni, la rotonda inevitabilmente consuma spazio urbano perché per essere corretta necessita di adeguati raggi (almeno 20 metri per essere funzionale). Hisilicon K3 E il suo centro diventa così semplice spazio, sì percepibile ma non fruibile. In questa trasformazione, al tipico quadrato dell’incrocio si sostituisce una forma rotonda, denominata da alcuni pizza (pizza allo scoglio, quattro stagioni ecc. a seconda di cosa si mette dentro, al centro).Un impianto geocentrico, con un centro ideale, irraggiungibile e impalpabile, quasi platonico, nel quale compare spesso un’opera (ben illuminata) come una scultura, una fontana o del verde come ad esempio un albero simbolo (frequentemente un ulivo).

   Rotonda di via Fiume

La responsabilità

Alcuni fattori hanno determinato il successo delle rotonde. La geometria che fa passare le traiettorie veicolari da perpendicolari a tangenti, come anche la forzata riduzione della velocità. Ma è necessario anche un altro elemento, più “soft”: ognuno di noi sa che, entrando in una rotonda, deve dare la precedenza e una volta inserito deve comunque prestare un po’ di attenzione a chi entra, in modo che i punti di conflitto tra la nostra auto e le altre che circolano siano sotto controllo. Rotonda di fine PoettoAppunto un po’ di attenzione, controllo, una piccola assunzione di responsabilità, che però è distribuita tra tutti gli automobilisti, nessuno escluso, creando così le condizioni per ridurre al minimo i conflitti. E se ci sono collisioni, queste risultano di norma non di grossa entità.

Il Paradigma traslato

Ma se questo modello è vero per i flussi veicolari, perché non estrapolarlo e coglierlo come metafora nella vita sociale e nella politica contemporanea?
La disaffezione dei cittadini per la politica ha come effetto evidente il disertare le urne, ma ancor più grave non interessarsi dei beni pubblici, non partecipare alla vita sociale e alle scelte strategiche o alle questioni locali. Questo cancro non può essere sradicato se si lascia la responsabilità ai soli sistemi tradizionali di governo che si manifestano attraverso i poteri forti, lobby, partiti, sindacati e politica di “potere concentrato” che ha il controllo del sistema delle regole di chi passa e chi no, di chi ha diritto e chi non ne ha, quando e come.

Rotonda di via FiumeIl sistema politico ha bisogno di un nuovo paradigma che metta tutti, dico tutti, nelle condizioni di incidere, anche se poco, al flusso dei processi politici. Questo succede attraverso l’assunzione di scelte e di conseguenti responsabilità diffuse nella parte decisionale finale ma soprattutto a monte dove è necessario un diverso modo di partecipazione. Magari nella politica questa metafora può suggerire che “l’approccio semaforico” assimilabile alla tradizionale democrazia rappresentativa necessita di un altro sistema alternativo o meglio complementare: si chiama democrazia partecipativa che, con le sue regole e i suoi metodi, abilita una responsabilità diffusa e sviluppa iniziative che indirizzano e riducono la dimensione conflittuale attraverso l’apporto creativo e costruttivo dei diversi cittadini.

Analogie e contro analogie

La rotonda è ideale per intersezioni che coinvolgono diverse vie (anche per distribuire e poter fare inversione), analogamente ai processi partecipati che possono interconnettere diverse questioni e far tornare sui propri passi, evitando scelte improprie. L’impianto geocentrico della rotonda a mo’ di pizza, mette al centro simboli ed entità impalpabili. Per contro le questioni che si affrontano, che si mettono al centro dei processi partecipati, che “occupano spazio sociale” sono questioni chiave.
Ed ancora se un limite delle rotonde è l’impossibilità di garantire le corsie preferenziali (per mezzi pubblici e di soccorso), questo limite diventa nei fatti un’opportunità quando trasliamo il concetto nei processi partecipati dove è possibile porre l’attenzione alle classi deboli e a chi di norma ha meno voce in capitolo. Un modo anche per eliminare altre corsie preferenziali: favoritismi e clientelismo.

Rotonda Amsicora primaPer concludere, osserviamo lo stato psicologico di chi è già entrato in rotonda: la quasi automatica temerarietà di chi ha lo status di avere la precedenza su tutti, soprattutto nei confronti di coloro che, timorosi e poco intraprendenti, come anziani e superprudenti, non osano buttarsi con facilità dentro la mischia della rotonda. Quello stato psicologico di chi “è già dentro” che fa diventare la precedenza una regola assoluta senza ricordarsi la famosa assunzione di responsabilità che richiede la filosofia della rotonda. Troppo facile, a questo punto notare l’analogia del fenomeno con chi opera in politica e che non favorisce l’accesso a chi è debole, inesperto e timoroso. I cosiddetti veterani che magari continuano a girare nella rotonda oltre uno, due e più giri, senza mai uscire. La rotonda, si è capito, funziona solo in quanto tutti, proprio tutti entrano (quindi partecipano), e perché ognuno esce al momento giusto, almeno nel traffico, non oltre un giro.

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