Particolare ritratto Margherita Crespellani nel 1952 sposa in attesa del primogenito

Particolare ritratto Margherita Crespellani nel 1952 sposa in attesa del primogenito

Opere e allestimenti straordinari a Cagliari, Nuoro e Ulassai che ricostruiscono il percorso artistico di Maria Lai.

Interessanti anche i video presenti con interviste all’artista. Qui, a complemento, segnalo l’articolo apparso sul n.11 di Arte/Architettura/Ambiente del novembre 2003 a cura di Franco Masala che traccia il percorso artistico di Maria, con anche un’intervista.    

L’esposizione cagliaritana presente in Castello, a fianco della Cattedrale. rappresenta un’occasione per immergersi nel primo periodo di Maria e per vivere il tessuto storico cagliaritano, magico nelle luci, negli scorci e nel panorama del Bastione di San Remy, baricentro virtuale di un’urbe candidata, non a caso, a Capitale della Cultura per il 2019.

La retrospettiva, curata da Annamaria Montaldo, si articola in diverse sale ognuna capace di ricostruire un periodo storico, complessivamente dagli anni ’40 fino agli anni ’80 e offrire al pubblico una lettura di ogni filone creativo ed espressivo: dai primi ritratti e sculture degli anni ’40 e ’50 alle figure umane e, in continuità, ai paesaggi sardippi. Basta vedere l’opera Donna di Pietra, personaggio del racconto Cuore Mio di Salvatore Cambosu, con forme tipiche delle pietre sarde per godere dell’originale espressività di Maria, basata su tratti essenziali a descrivere i suoi tipici temi d’indagine come ad esempio il ruolo e la figura della donna, i valori e i tratti distintivi della propria terra.

Donna di Pietra  1977 (dal romanzo di Cambosu)

Donna di Pietra – 1962

 

 

 

 

Così si arriva allo sviluppo nell’uso dei materiali poveri e nell’interpretazione straordinaria dei telai con l’emergere affascinante del colore, per poi poter scoprire la tensione spirituale, mai conformista ma sempre interpretativa, rappresentata dalle opere che superano le sculture tradizionali e costruiscono una sua tipica spazialità con i presepi, i neonati fatti di pane, le figure di tela, le stazioni di via crucis. E ovviamente le opere che, dai fili dei telai ci portano alle lavagne, alle geografie e ai fili della parola per immergerci nella dimensione della scrittura e della narrazione poetica a cui lei sempre si è richiamata (soprattutto riferendosi a Salvatore Cambosu e in parte allo stesso Beppe Dessì).

La possibilità di soffermarsi attraverso l’ascolto e la visione di alcuni video è occasione per conoscere meglio il suo pensiero e avere spunti di riflessione, anche per i dialoghi e le interviste presenti nei documentari.

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Opera del 1977

Importante anche il contributo alla mostra da parte dell’artista Claudia Losi e dello stilista e amico Antonio Marras che hanno realizzato un’importante installazione dove riprendono il tema del filo di Maria per partire da un suo Presepe e costruire una scenografia realizzata con fili rossi che si proiettano all’esterno dell’edifico verso il quartiere e la città. Quasi a richiamare l’intervento più significativo di Maria del 1981, quando a Ulassai fece la prima opera al mondo di Land Art: una performance collettiva che, collegando gli abitanti del suo paese alla Montagna, con un nastro azzurro, ha esplicitato il ruolo dell’arte nella sua funzione unificatrice e salvifica. 

Qui sotto alcune immagini di Cagliari dal bastione di Sant Remy a poca distanza dalla mostra.

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