Vedi il video dell’evento “Maria Lai – L’arte tra gioco e magia”:  http://www.youtube.com/watch?v=cbV4fmcT0Qw
http://webtv.camera.it/evento/4127

17 ottobre, ore 10,30. La sala della Regina della Camera dei Deputati senza un posto a sedere. In silenzio a metà strada tra un’atmosfera familiare, d’intimità e un ambiente istituzionale.
Centinaia di persone, classi intere di giovani e persone di età matura, amanti dell’arte, amici, conoscenti. In questo contesto c’è l’attesa per l’arrivo della Presidente Boldrini, che, come arriva, apre l’incontro trasferendo ai presenti un senso di scoperta e ammirazione per la figura di Maria Lai.

DSC_9058 laterale destraFig 1: Sala della Regina a Montecitorio, in attesa dell’arrivo della Presidente Boldrini

SAMSUNGFig.2: Da sinistra, Romano Cannas, Maura Picciau, Emilia Grazia De Biasi, Laura Boldrini, Caterina Pes e Sofia Pisu

La sua non è una comparsa di rito, si percepisce dalla sua curiosità nel conoscere ulteriormente la figura femminile di Maria, piccola, discreta, intima e al tempo stesso universale e ricca di messaggi verso l’infinito.
La figura di Maria, ha segnalato la Presidente Laura Boldrini, è interessante non solo per le opere prodotte ma anche per la sua straordinaria personalità di donna e di artista, l’originalità delle sue idee e la sua forza esperessiva come quella della stessa Sardegna, terra vera, fatta di segni forti. Poche parole e grande pensiero, sensibilità umana, saldezza e forza interiore, con sentimenti forti ma mai ostentati. La sua vita dura, dall’infanzia allo studio non le ha tolto la tensione verso il futuro che le ha permesso di tracciare un suo percorso originale, maturando la consapevolezza e il senso della storia e della politica. Interpretando la partecipazione di tutti come base della stessa democrazia. E l’intervento di Ulassai è paragonato come un miracolo laico.

Al suo intervento segue quello dell’on.Caterina Pes che svolge il ruolo di padrona di casa e dalle cui parole traspare il suo legame affettivo per la figura di Maria, per la cultura della comune terra, per il ruolo della donna nell’arte, esprimendo una grande sensibilità per i valori vissuti dall’artista, come l’umiltà e al tempo stesso la tenacia, il ruolo sociale dell’arte, il senso dell’unità e il valore del pensiero collettivo. Come anche il profondo legame per la terra sarda. Ha ricordato come Maria da giovane ha lasciato la propria terra per studiare e formarsi ma senza perdere il senso di appartenenza, reinterpretando e dando costante senso ai segni della propria isola. Il lascito morale di Maria è anche un insegnamento di democrazia, di unità e di valorizzazione delle differenze.

SAMSUNG Fig.3: Da sinistra, Romano Cannas, Maura Picciau, Emilia Grazia De Biasi, Laura Boldrini attenti al video proiettato su Maria Lai intitolato “La tela infinita”

Interviene poi la senatrice Emilia Grazia De Biase, che all’epoca della selezione e scelta dell’opera Orme di Leggi di Maria Lai oggi presente nella cosidetta Auletta (la nuova Aula dei Gruppi Parlamentari, che piccola non è), era uno dei Segretari di Presidenza della Camera, (ruolo oggi ricoperto dalla On. Pes). Ripercorre l’innamoramento a prima vista verso quell’opera, narrando la condivisione di quell’entusiasmo con altri, prima della scelta della commissione.  La modernità dell’opera, nell’interpretare le leggi è frutto di un’artista coraggiosa capace di comunicare amore per la vita e la storia, capace di combinare natura e cultura e di un impianto teorico di pensiero autonomo. Capace di comunicare ma senza il rumore della massmedialità in sintonia con il suo tipico stile di vita.

Franco Cugusi, sindaco di Ulassai ha voluto poi esprimere il profondo legame particolare tra Maria e il suo paese che non è stato di banale relazione. Basti pensare alla donazione delle sue opere alla Stazione dell’Arte. Prova ne sia la stessa volontà di Maria di rifiutare inizialmente la proposta fatta dall’amministrazione che chiedeva un monumento ai caduti, per poi invece nel tempo costruire un’alternativa destinata alle persone vive della comunità, dove le persone sono diventate artefici dell’opera stessa. Un’opera basata su un nastro azzurro che oggi la comunità politica nazionale può simbolicamente cogliere per la crescita del nostro paese.

Poi il momento del video-documentario introdotto da uno degli autori, il giornalista Romano Cannas, testimonianza retrospettiva con intervista di Maria oramai sulla soglia di novant’anni, che ripercorre la sua esperienza terrena e di artista. Dalla sua gioventù, con il rapporto con il padre al desiderio di una relazione e uno scambio con Costantino Nivola, fino agli ultimi anni di lavoro.

SAMSUNG

 
Fig. 3 Laura Boldrini particolarmente attenta alla proiezione del video “La tela Infinita” di Romano Cannas e Antonio Rojch

Al racconto dell’artista, registrato dall’obiettivo dell’intervistatore e amico Romano Cannas che narra i suoi tentativi di incontrare Nivola inizialmente andati delusi, dove Maria mette a nudo i suoi desideri di contatto delusi, la presidente Boldrini spontaneamente esprime la sua meraviglia per questa sconfitta dichiarata. Ma subito dopo scopre anche la tenacia e il raffinato sentimento di Maria come donna che conquista l’attenzione di Nivola semplicemente e accidentalmente attraverso le sue opere e il suo valore artistico, aprendo così ad un fecondo rapporto durato tantissimi anni tra Nivola a New York e lei a Roma, fatto di lettere quotidiane tra i due continenti.

Il video proiettato, sintesi di un più esteso originale appena realizzato, ripercorre le tappe fondamentali di Maria, tra cui quella del nastro azzurro di Ulassai del ’82, una delle pietre miliari del percorso artistico, sociale e culturale di Maria. Il nastro che ha unito progressivamente tutto il paese di Ulassai, come segnala e descrive intelligentemente la storica dell’arte Cristiana Giglio nel suo intervento e che ha trovato sintonia con quanto espresso dalla Presidente Boldrini sul senso anche socio-politico di questa “performance territoriale collettiva” e dell’arte di Maria in generale.
La storica dell’arte ci ha accompagnato nel percorso artistico di Maria, dai suoi primi passi, ventenne a Roma con Mazzacurati e poi Arturo Martini e Alberto Viani all’Accademia negli anni ’40. I diversi linguaggi su cui si è cimentata pittura, figurativo, la ceramica, i telai, gli interventi sul territorio e poi appunto “Legarsi alla Montagna” con le sue dinamiche relazionali (non sempre coese inizialmente)  tra gli abitanti e tra il paese e la montagna. Rivoluzionario per la forza del convincimento verso le persone riluttanti ad un’iniziativa che nei fatti smontava screzi e conflitti pregressi. L’opera quindi come metafora verso la collaborazione reciproca e la solidarietà. “L’arte è bella ma frivola” come diceva Maria e il suo nastro “che non dà sicurezze ma indica direzioni”.

  SAMSUNGFig. 4 : Laura Boldrini, Caterina Pes, Sofia Pisu, Franco Cugusi e Cristiana Giglio

Molto ci sarebbe da dire, anche sul significato di “salvezza” svolto dall’intervento artistico stimolato da Maria e fatto proprio dalla comunità di Ulassai, prima di tutto dalle sue donne e poi dalla comunità intera, nel rapporto con la Montagna, storicamente minaccia per il paese e poi soggetto dell’alleanza con la gente attraverso il legame del nastro.

DSC_9054 oratoriFig.5: Gli oratori durante l’intervento di Maura Picciau

Ma a far rivivere il modo di essere di Maria come artista e come donna sono state altre due donne: Maura Picciau e Sofia Pisu. La prima, dirigente del Ministero dei Beni Culturali, ha condiviso con i partecipanti la lunga esprienza di Maria, distante dalle logiche del mercato. Ha superato la concezioni d’avanguardia, passando per il disegno, la plasticità scultorea, utilizzando i segni della propria terra e delle donne come il pane, i telai fino alle sue carte geografiche. Alla biennale del ’78 i bimbi di pane richiamavano temi chiave per la donna. L’arte ambientale e condivisa, presente in tante parti del mondo. Un pensiero artistico volto al bene comune e di coinvolgimento collettivo. Diceva “l’arte è pane alla mensa comune per l’espansione delle coscienze”. La sensibilità verso l’uso dell’arte per la gente, l’attenzione per i giovani era visione comune con Bruno Munari che esprimeva “Non arte di tutti, ma arte per tutti”.
La Picciau ha voluto mettere in luce anche la profonda gratitudine di Maria per i suoi maestri che hanno segnato non solo il suo percorso formativo come artista, ma anche i valori e le tensioni verso una concezione profonda dell’arte, primo tra tutti il suo maestro Arturo Martini, che ha rafforzato il senso di arte lontana dalla dimensione monumentale, pensando alle “sculture che devono lievitare come il pane” appunto, non delle opere artistiche autocelebrative, per far spazio a quanto poi Maria ha sviluppato nei diversi periodi con le sue plurime tecniche e forme espressive.  Ed è emersa anche la volontà di Maria nel sostenere il ruolo sociale e formativo dell’arte nella vita di ognuno di noi, dimostrando l’interesse non al successo di se stessi ma alla fedeltà al proprio credo artistico. Chi ha conosciuto di persona Maria, sa quanta è stata la sua generosità in questa direzione.

DSC_9056 frontaleFig.6: Momento dell’evento

La sovrapposizione tra dimensione pubblica e privata di Maria è stata messa in luce invece da Sofia Pisu, nipote di Maria e compagna di viaggio che, assieme alla madre Giuliana, sorella di Maria, ha vissuto in prima persona e collaborato anche ad alcuni lavori di Maria, oltre ad aver condiviso la vita quotidiana. Se da una parte l’elaborazione artistica di Maria prendeva corpo attraverso un fondamentale rigore e la profonda riflessione attraverso tempi spesi nell’intimità, dall’altra si rafforzava per mezzo della condivisione di quanto faceva con gli altri, fino a orientarsi, prendere corpo e indirizzarsi verso l’opera collettiva. Perfino la natura, con un colpo di vento poteva partecipare alla composizione… La creazione dell’opera collettiva per lei non erano solo parole, possiamo osservarla nella performance evanescente (ma fissata in noi tutti nel tempo) di Ulassai, ma anche nel costante coinvolgimento creativo dei bambini e nella realizzazione delle sue opere con la mano e il contributo di altri. La descrizione della decisione di realizzare l’opera oggi presente alla Camera, dal nascere del suo titolo “orme di leggi” suggerito dal tema delle “norme” in un gioco di parole, allo svilupparsi, ai simboli presenti con tante pagine, tante leggi, chiare ma anche oscure, con il rosso dell’incombere delle guerre, sono state sapientemente narrate dalla nipote Sofia che ha fatto rivivere i momenti di lavoro e le scelte magiche.

DSC_9055 lateraleIn chiusura Sofia ha voluto dare un messaggio sulla conservazione delle opere. Se le manifestazioni e gli eventi su Maria si stanno moltiplicando e il suo pensiero come sue opere tradizionali sono a tutti noi presenti, le installazioni sul territorio, siano esse piccoli segni come il gioco dell’oca o più estesi interventi come quello sulla scarpata, sono minacciati dal repentino degrado, dalla stessa natura che prima ha dato il suo contributo creativo (quando “scompigliava” le opere poi lasciate così da Maria), sono ora compromesse, a causa dell’acqua, dell’umidità e delle escursioni termiche. Aspetto critico per opere che non possono essere tutelate dai BB CC (solo le opere con oltre 50 anni) perchè recenti e che per la origine povera e naturale dei materiali sono soggette a degrado inesorabile.

E se anche Maria avrebbe detto ” lasciate che le opere vivano e poi muoiano”  mi sento di dire, almeno per le sue opere, che una volta tanto dissento da lei se a lasciarle morire sono il degrado dato dalla distrazione umana.

CCP